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Mai più Noi e Loro

La proposta di una nuova agenda sulle migrazioni in Italia

 Si può davvero continuare a parlare di “noi” (gli italiani) e di un “loro” (i migranti), in base ad alcuni dati e ai processi in atto da due decennio nel nostro Paese e nell’area del Mediterraneo?

Come credenti in Dio padre, in Gesù Cristo e nelle Spirito Santo, dovremmo dire mai più, perché siamo tutti figli, di pari dignità, dello stesso Padre, al di là del colore della pelle, della lingua, della cultura, della stessa religione professata.

Alcuni dati possono aiutarci a guardare più in faccia la realtà, evitando cioè di farci sopraffare da idee, ideologie, paure e sentimenti che lasciate andare a sé stesse sono inevitabilmente destinate ad accentuare scontri, conflitti e divisioni che sono in antitesi con quella coesione sociale che dovrebbe costituire il presupposto per un presente ed un futuro di pace e di sviluppo per tutti. Certo, di fronte alle tante paure che sembrano attanagliare molti, è giusto prestare la massima attenzione ad esse e chiarire preliminarmente che se il discorso vale per tutti, allora Continua a leggere Mai più Noi e Loro

IL REDDITO D’INCLUSIONE (REI)

Tra il 2006 e il 2016 secondo i dati dell’ISTAT (il nostro istituto nazionale di statistica), le persone in povertà assoluta in Italia sono più che raddoppiate, passando da 2,3 milioni a 4 milioni e 742 mila persone residenti nel 2016, di cui 1 milione e 292 mila sono minori (cfr. report Istat sulla povertà in Italia del 13 luglio 2017).

Dal 2017 c’è una importante novità, uno strumento in più, in certi casi forse l’unico, per arginare, per limitare la povertà a cui sono costrette milioni di persone, tra i quali numerosi bambini e minori e per aprire una nuova strada per superare questa condizione.

Stiamo parlando del REI, il Reddito d’Inclusione, una iniziativa molto concreta di contrasto alla povertà, di carattere non solo assistenziale, che è stata varata per la prima volta nel nostro Paese, dal Governo e dal Parlamento italiano, valida su tutto il territorio nazionale.

I nuclei familiari beneficiari potenziali del REI, in sede di prima applicazione sono circa 500 mila, di cui 420 mila con minori. Ma già da luglio 2018 potranno superare i  700 mila. Le persone che potenzialmente potrebbero utilizzare il REI in base alle risorse fin qui stanziate, sono complessivamente quasi 1,8 milioni (da luglio 2018 quasi 2,5 milioni), di cui 700 mila minori.  Continua a leggere IL REDDITO D’INCLUSIONE (REI)

La sfida di accogliere (8.12.17 – GT)

Secondo i dati resi pubblici dal Garante dei detenuti della Regione Lazio (www.garantedetenutilazio.it), al 30 novembre 2017, sono 3.155 (332 donne e 2.823 uomini) le persone detenute nei carceri presenti a Roma (Regina Coeli; Rebibbia Nuovo Complesso; Rebibbia Femminile; Rebibbia e Rebibbia III casa).

 

3.155 figli di Dio, ai quali si aggiungono le vite di familiari che spesso vivono il dolore, l’umiliazione e le notevoli difficoltà derivanti dalla condizione vissuta da un loro congiunto.

Fatto salvo quello che in questi casi compete alla giustizia umana e cioè fare la sua strada, sperando che essa sia accessibile, equa e rapida per tutti, è necessario interrogarsi sul come poter essere prossimi a questi fratelli e a queste sorelle. La sfida è ad esserlo in termini evangelici: “….ero in carcere e siete venuti a trovarmi”( Mt 25,36).

Ci sono anche nella nostra città dei volontari, delle associazioni che si occupano dei detenuti, ma siamo decisamente al di sotto del necessario. Occorre che la città alzi lo sguardo oltre  le proprie facili emozioni che non sanno tradursi in gesti; oltre i sentimenti che vanno e vengono a grande intermittenza.

Occorre alla città uno sguardo misericordioso che sappia abbracciare e confortare le vittime, anzitutto, ma poi anche i colpevoli, andando al di là dunque della mera per quanto indispensabile logica della giustizia. Per questo parliamo di amore di misericordia come propellenti indispensabili per fare quei passi in più verso coloro che hanno sbagliato, anche gravemente, sapendo che il giudizio finale non compete a noi.

La diaconia del servizio in queste situazioni è più che mai di prossimità, di vicinanza: occorre anzitutto andare e visitare; guardare negli occhi ed ascoltare , sospendendo il giudizio; aiutare con gesti bagnati di concretezza e di compassione: a quei 3.155 spesso manca molto di quel prezioso quotidiano che ci appartiene: indumenti (soprattutto intimi come mutande, calzini, maglie, reggiseni), dentifricio e spazzolini; sapone per le mani e per la doccia; pettini e rasoi. A molti di loro potrebbe essere sufficiente lo stare insieme, ogni tanto, per parlare ed essere ascoltati, per essere riconosciuti, nonostante quello che potrebbero aver compiuto, come essere umani che potrebbero risollevarsi, ricominciare da capo, dopo avere pagato quello che eventualmente sia dimostrato giusto che paghino. Ci sono alcuni detenuti che aspettano anche di poter pregare insieme, di poter partecipare, insieme, ad una santa messa in carcere, di poter leggere o ascoltare un brano del Vangelo. Perché non provarci?

A Roma ci sono 340 parrocchie ed una infinità di ambienti di lavoro: quello che i diaconi potrebbero fare è non solo andare di persona nelle carceri romane, ma ancora di più divenire dei ponti, dei facilitatori, tra le proprie comunità e i propri posti di lavoro in cui sono inseriti e questa “città fantasma”, dove assieme ai  detenuti vi sono altri figli di Dio da tenere presenti: il personale che vi lavora. E’ possibile e non è complicato organizzare visite,  basta chiedere e sarà facile sapere come (molte informazioni, si trovano già sul web, sul sito del Ministero della Giustizia o di qualche Associazione di Volontariato, es. per Regina Coeli, www.voreco.it ).