DIACONATO E MATRIMONIO  

Incontro di formazione della Comunità del Diaconato di Roma 19.1.2018  (gt 25.1.18)

DIACONATO E MATRIMONIO  

Nei giorni scorsi la Comunità del diaconato di Roma si è confrontata sul tema Diaconato e Matrimonio, su come cioè il diacono e la sua sposa vivono il duplice sacramento dell’Ordine e del Matrimonio. Tema importante per chi è già diacono come per chi è in formazione e potrebbe diventarlo. Il diacono Armando Filippi (in particolare) e sua moglie Dorina, sposati da 47 anni, hanno introdotto l’incontro traendo spunto dal Catechismo della Chiesa Cattolica, da alcuni testi fondamentali sul diaconato permanente), da alcune considerazioni di ordine teologico spirituale e dalla loro esperienza diretta. Il tutto esposto con quell’umiltà e con quella bonarietà senza compromessi che li caratterizza sempre. Il testo che segue si limita ad offrire nella prima parte alcuni degli spunti introduttivi e nella seconda parte quelli emersi dal successivo confronto.

L’introduzione

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC1534), mette insieme i sacramenti dell’Ordine e del Matrimonio, denominandoli come “sacramenti del servizio alla comunione”; essi sono ordinati alla salvezza altrui: Se contribuiscono anche alla salvezza personale, questo avviene attraverso il servizio degli altri. Essi conferiscono una missione particolare nella Chiesa a servizio dell’edificazione del popolo di Dio.

La sfida del diaconato permanente è costituita dal fatto che i due sacramenti sono uniti ed è motivo di riflessione, di discernimento e di preghiera, riuscire a comprendere come, nella propria esperienza diretta, possa avvenire tale unione.

Il Catechismo ci offre due preziose indicazioni: la prima è che i coniugi cristiani si trovano già, in virtù del loro matrimonio, in uno stato di servizio e di diaconia alla Chiesa (non è un fatto privato). E i diaconi vivono una continuità tra matrimonio e ministero: non esiste dicotomia tra matrimonio e diaconato, infatti il matrimonio non è la dimensione “privata,  intima e domestica con la moglie angelo della casa, né il diaconato manifesta  il versante pubblico.  Infatti, siamo chiamati ad essere diaconi, ad esercitare il ministero, in casa, ovunque e con chiunque. La seconda è che l’ordine e il matrimonio sono i sacramenti del cristiano adulto, della maturità cristiana, come lo è l’accoglienza del celibato come dedicazione al servizio di Dio e della Chiesa.

Il Direttorio per il ministero e la vita dei diaconi permanenti (pubblicato nel 1998), presenta, al n° 61, il matrimonio sia come risorsa (in quanto alimenta la vita spirituale del diacono), sia come limite (in quanto a vita familiare e l’attività lavorativa riducono inevitabilmente il tempo da dedicare al ministero e, di conseguenza, anche le attività del ministero riducono il tempo da dedicare alla famiglia).

La spiritualità diaconale, integrandosi armonicamente con la spiritualità legata allo stato di vita, riceve ovviamente una connotazione diversa a seconda che sia vissuta da uno sposato o da un celibe o da un vedovo.

Nel diaconato l’amore coniugale si fa ancor di più servizio mediante due caratteristiche: l’esemplarità nei confronti degli altri fedeli e promozione della diaconia ecclesiale. Possiamo dire che l’amore coniugale diventa “forma” della diaconia ecclesiale perché già in sé stesso è modalità concreta di esercizio della diaconia.  Attenzione, però, ad evitare il rischio, il pericolo della “vetrina”, in cui si incorre facilmente sovraesponendosi nella sfera pubblica sia con un attivismo frenetico della coppia sia con un’esigenza morale di esemplarità.

Il ruolo della moglie, la sua partecipazione al ministero del diacono si esprime principalmente non tanto nel collaborare con lui nel ministero o nel sostenerlo “dietro le quinte” quanto, invece, nel vivere con qualità cristiana la realtà stessa del matrimonio.  Il già citato Direttorio afferma che “La sposa del diacono  …è opportuno che sia informata delle attività del marito, evitando una indebita invasione , in modo da concordare e realizzare un equilibrato e armonico rapporto tra la vita familiare, professionale ed ecclesiale”.

Nello stesso testo, al n° 61, si fa riferimento alla castità “la quale fiorisce sempre, anche mediante l’esercizio della paternità responsabile, con l’apprendimento del rispetto per il coniuge e con la pratica di una certa continenza…”. Una virtù da intendere quindi, come frutto del distacco dagli atteggiamenti possessivi, favorendo invece relazioni interpersonali autentiche, delicatezza e capacità di dare ad ogni cosa il suo giusto posto.

Sul piano della riflessione teologica spirituale, il diaconato è una seconda vocazione adulta di persone che hanno già definito il loro stato di vita: sposati, celibi, vedovi, religiosi. Il vescovo sceglie per il ministero ordinato solo uomini, celibi o sposati, vedovi, impegnati definitivamente nel loro stato di vita. Questa stabilità di vita diventa legame di ordine sia etico (cfr. 1 Lettera a Timoteo), sia deontologico, (dove il Codice Canonico disciplina la necessaria chiarezza nelle relazioni), sia di ordine spirituale, chiamando solo ministri stabilizzati nel loro stato di vita, la chiesa offre infatti un segno supplementare della fedeltà a Dio.

Matrimonio e Diaconato due sacramenti a confronto.  Il sacramento del matrimonio è lo sviluppo della grazia battesimale ormai vissuta da un uomo e una donna che si donano, si accolgono a vicenda per fondare una comunità di vita nella fedeltà e nell’indissolubilità e apertura ai figli.  Questa comunità familiare manifesta l’alleanza di Dio Sposo con la Chiesa sposa. La grazia sacramentale condurrà i coniugi ad approfondire l’amore reciproco, a superare le difficoltà e le prove che non mancheranno e a mettersi a servizio degli altri, a testimoniare il vangelo in famiglia e sul posto di lavoro.  Il sacramento è per gli altri, per la chiesa alla cui edificazione contribuisce, significando e realizzando il mistero dell’alleanza.   Il sacramento del diaconato è anch’esso e innanzitutto per la Chiesa, al servizio della sua missione.  Il diacono esercita la sua funzione sacramentale per rendere visibile la presenza e l’azione di Cristo-sposo per il servizio della sua chiesa.  Nell’esercizio del suo ministero il diacono sposato diventa figura di Cristo che ha un’unica sposa, la Chiesa, e che offre la sua vita per santificarla. Tutte le coppie ricevono la missione di manifestare l’unione di Cristo Sposo con la Chiesa Sposa. L’ordinazione dello sposo a questa missione non comporta un cambiamento (anche il matrimonio dei non ordinati è completo in sé) ma manifesta una carica simbolica supplementare con due segni: il diacono rimasto vedovo non può risposarsi; il diacono durante l’azione liturgica non è con la sua sposa, ma sul presbiterio, indossando le vesti liturgiche per adempiere alla sua funzione.

L’inevitabile “tensione tra le due vocazioni. Se il ministero non è una fuga agli obblighi del matrimonio o un rifugio di fronte alle difficoltà matrimoniali, dobbiamo vivere serenamente l’inevitabile tensione tra le due vocazioni. Le ripercussioni del ministero sul vissuto della coppia, sulla vita familiare, sulla presenza della propria famiglia nell’ambito ecclesiale e sociale saranno oggetto di scambio continuo tra i coniugi e non dobbiamo scandalizzarci se il diaconato può manifestare difficoltà, frustrazioni o delusioni. Volenti o no la coppia si trova di fronte alla necessità di elaborare una spiritualità che congiunga matrimonio e Ordine. Questa elaborazione sarà a volte laboriosa e in tensione.  Il “Si acconsento “che viene chiesto alla sposa prima dell’ordinazione del marito, non significa automatico entusiasmo, ma un sono d’accordo che quello che sta avvenendo o avverrà, lo accetto e lo accolgo senza subirlo passivamente. “ Acconsento = “sentire con” = avere il medesimo sentire, accetto insomma la sfida di entrare in sintonia, non solo non porrò ostacoli, ma cercherò di condividere i sentimenti di mio marito, di partecipare al suo “sentire” diaconale. Tutto ciò ricorda Il fiat di Maria.

Col sacramento del matrimonio, gli sposi formano una sola carne. Nel caso dell’ordinazione di un uomo sposato, la domanda è: uno degli sposi può essere segnato da un sacramento senza che l’altro lo sia? Chi è segnato dall’ordinazione del marito? La sua persona? E la mutua relazione tra gli sposi? Chi è ordinato il marito o la coppia?   Per capire pensiamo al sacramento della riconciliazione: ognuno confessa i propri peccati, non la coppia; chi riceve il perdono sacramentale si converte e la sua vita ne risulterà cambiata e ciò non sarà senza conseguenze nella vita coniugale. L’ordinazione propone la stessa dinamica. Uno degli sposi è ordinato e non la coppia ma l’ordinazione riguarda la coppia, si riflette sulla sua relazione. Nell’unità coniugale, la sposa porta con il suo sposo le conseguenze, nella vita familiare, nel cambiamento dello status ecclesiale dello sposo. Tutto ciò può provocare un senso di perdita della libertà, d’intrusione, di squilibrio, di sradicamento dello sposo dal focolare domestico, oppure di piena consapevolezza di una risposta a una chiamata di Dio, di libertà piena, di dilatazione della vocazione coniugale, di dono fatto alla coppia. In questo dinamismo si ritrovano sia la “crisi” che la conversione, dei singoli, come della coppia. Ma sarà proprio questa tensione, come detto inevitabile, che diventerà salutare per la comprensione sia del matrimonio come del ministero. Per costruire insieme un’armonia, possono aiutare tre condizioni, ricordare cioè che: la priorità esistenziale va alla coppia e alla famiglia; nella coppia, uno solo ha ricevuto l’ordinazione e che la condizione diaconale è strettamente personale; nelle Diocesi in cui, al contrario di Roma, ciò è attuato, il diacono deve attenersi al mandato, o alla lettera di missione con cui  il vescovo (in accordo con la coppia), “…nel valutare attentamente sia le necessità pastorali che la situazione personale, familiare o professionale del diacono (Direttorio 40 e 42), conferirà al diacono l’ufficio ecclesiastico. Il mandato specifico potrebbe facilitare l’equilibrio fra il ministero e la vita coniugale prevenendo due possibili cadute: quella del diacono tuttofare a discapito anche dei doveri familiare, o quella del diacono non impegnato affatto, ripiegato nel solo ambito familiare.

Cosa è emerso dal successivo confronto

Tra il dono e il possesso

La tentazione da cui non siamo immuni anche come diaconi, nei confronti dei figli come della moglie, è quella d’impossessarsi dell’altro, dell’altra.

Il servizio del diacono è, da questo punto di vista, su un filo di rasoio, tra il dono e il possesso, tra il donare e l’impossessarsi di qualcosa che non è tuo.

L’equilibrio

La tensione che dobbiamo avere è sempre quella di cercare, di trovare un equilibrio per riuscire a vivere il rapporto con la propria moglie, come con i figli, come un dono come un autentico servizio.

L’ambito della vita familiare è come una palestra, perché è la dimensione dove tu, come diacono, impari lo stesso equilibrio che poi devi avere nel rapporto con la gente nell’esercizio del tuo ministero.

La consapevolezza di questo processo ci può aiutare ad acquisire una maggiore autonomia di giudizio, quel maggiore equilibrio che ci consente di scegliere nelle diverse situazioni che ci si presentano se è necessario dare la priorità alle esigenze della famiglia, oppure, viceversa, a quelle che ci si presentano nello svolgere il nostro servizio al suo esterno, in parrocchia o nei diversi ambienti in cui siamo chiamati ad operare.

La consapevolezza e l’accompagnamento della vita che cambia

Un altro prezioso contributo che ci viene dalla vita familiare è la maggiore consapevolezza della vita che scorre che cambia, perché la vita non è sempre la stessa: un giorno mi sono sposato, poi ho avuto dei figli, poi sono andato in pensione. E’ importante imparare ad attraversare la storia, le diverse vicende della nostra vita, a maturare la consapevolezza che quello che stiamo vivendo non è definitivo ma che è un continuo divenire che va da noi accompagnato. Questo ci aiuta a capire che nel nostro servizio ministeriale dobbiamo anche sapere accompagnare le diverse vicende in cui siamo inseriti come diaconi.

Capaci di saper dire di no e il rischio dell’attivismo

Nel nostro tempo dobbiamo fare attenzione ai tanti stimoli che riceviamo come diaconi e ad acquisire la capacità di sapere dire di no, per evitare di essere catturati dall’attivismo, Serve quindi un equilibrio per evitare di assumere troppi incarichi sul piano ecclesiale. In questo è importante anche la capacità di discernimento di quello che possiamo e che dobbiamo fare e il dialogo costruttivo con il vescovo e con il parroco.

Occorre far crescere nella Chiesa, nella comunità del diaconato, tra i nostri pastori e i nostri formatori, la capacità di far emergere le diverse possibili specializzazioni sul piano pastorale che possono esserci all’interno della comunità del diaconato (es. pastorale sanitaria, nelle carceri, nella catechesi, nell’animazione liturgica, ecc.), al fine di liberarci dalla tentazione del “troppo fare”

Crescere e testimoniare nella normalità

Non c’è alcun tipo di contrasto tra diaconato e matrimonio ed è fondamentale capire che con il matrimonio ci siamo donati l’uno all’altro, con il matrimonio è poi sopraggiunta la vocazione al diaconato su cui fa luce il discernimento della chiesa. La nostra vocazione è da intendere come amore al Signore e alla Chiesa. I diaconi fanno quello che il Signore, quello che la Chiesa ci ispirano, ci indicano di fare.

Il camminare insieme mio e di mia moglie è un dono del Signore che ci fa vedere la vita e le cose con altri occhi, cioè con gli occhi della fede ed è un cammino che costituisce anche per i nostri figli che ci vedono pregare le lodi la mattina alle h.6 le lodi, una cosa del tutto normale. Per loro è del tutto normale vedere un diacono permanente sposato perché sono cresciuti così, insieme a noi, cogliendo la normalità dell’armonia che vi è tra l’esperienza diaconale e quella matrimoniale. Questo avviene anche nella nostra parrocchia dove le persone ci vedono normalmente come una coppia in cui io sono un diacono permanente sposato. E’ importante che nelle parrocchie la gente veda e sappia che cosa è un diacono permanente, che si renda conto della possibile esperienza di vita matrimoniale in cui può calarsi il ministero diaconale.

Ministerialità diaconale  e ministerialità diffusa

Dall’esperienza vissuta come diacono all’interno della comunità parrocchiale, emerge che dalla ministerialità diaconale che le persone vedono e di cui sono consapevoli, può scaturire un forte impulso ad una ministerialità diffusa da parte dei laici presenti nella parrocchia. I diaconi sono chiamati ad animare la ministerialità dei laici, svolgendo un servizio di incoraggiamento, di sostegno nei loro confronti che è bene che sia discreto (“dietro le quinte”), poco visibile ma comunque avvertito dalla comunità, dalle singole persone che incoraggiamo.

Il prezioso ruolo di equilibrio della moglie, preghiera coniugale e discernimento

Il servizio ai poveri è cruciale ma non è così facile svolgerlo come diacono anche perché a volte ci si sente spinti ad intervenire in prima persona, impegnando anche i propri soldi perché il nostro cuore è facilmente “catturabile” da quella compassione (“il patire con”) che ti prende dinanzi ad un povero. C’è allora il problema del limite, qual è il limite che bisogna darsi in queste circostanze? Qui la moglie del diacono svolge un ruolo preziosissimo, un ruolo di equilibrio, ti ricorda che devi tenere presente che hai una famiglia. Il diacono se non ha una comunione profonda con sua moglie che l’aiuta a discernere le situazioni, a volte non sa cosa fare. Noi diaconi siamo molto più sentimentali delle nostre moglie che ci aiutano a stare con i piedi per terra! Nel rapporto con tua moglie è essenziale quindi che ci sia uno spirito di preghiera ed il ruolo di tua moglie è fondamentale, perché ti aiuta a capire ciò che puoi fare, ciò che devi fare e ciò che invece non puoi fare.

La figura di San Giuseppe

Per chi è in formazione è importante soffermarsi anche sulla figura di Giuseppe oltre che su quella di Maria. Giuseppe per certi versi ha più fede di Maria perché mentre a questa ultima “è cresciuta la pancia”, per Giuseppe è stato forse più difficile rendersi conto di ciò che stava avvenendo per opera dello Spirito Santo. Accompagnare Maria nel suo ministero! Deve essere stato difficile per lui.

L’itinerario di formazione per me e per mia moglie è stato fondamentale, straordinario, perché non è stato solo un itinerario di formazione al ministero diaconale ma anche al sacramento del matrimonio, alla preghiera insieme.

Aperti al disegno di Dio sulla nostra vita

La vita ti da il matrimonio che ha voluto il Signore. L’esperienza del matrimonio è per ognuno unica. Gesù c’insegna Il valore dell’obbedienza dalle cose che patì. Rispetto a come possiamo averlo immaginato prima di sposarci, la vita ci proporrà percorsi imprevedibili, inimmaginabili. Il matrimonio ci aiuta quindi a capire dove stiamo poi andando, oltre tutte le nostre immaginazioni e previsioni. E’ un aiuto che si riflette in tutti gli altri ambiti della nostra vita.

La chiesa vi mette le mani in testa nell’ordinazione, deve poi crescere in ognuno, grazie alla preghiera, all’ascolto della Parola di Dio, all’invocazione dello Spirito Santo, un profondo spirito di servizio verso tutti, nella propria famiglia, in parrocchia, ovunque.

Il saluto del Vescovo Mons. Daniele Libanori

Il mio saluto e il mio ringraziamento a tutti voi per la partecipazione alla recente cerimonia della mia ordinazione a vescovo (ndr. svoltasi sabato 13 gennaio, in San Giovanni al Laterano)

Ciascuno di noi dà quello che ha in tasca, non di più, se noi viviamo la preghiera sapremo dare la carità di Cristo se si vive una vita di famiglia nella carità si saprà trasmettere carità, altrimenti si offriranno servizi anche professionalmente elevati ma che possono offrire tutti.

Il proprio del diacono è la carità di Cristo, non è essere bravi a fare le cose, non è arrivare da per tutto, per altro cosa impossibile e utopia che tende piuttosto alla presunzione.

Il diaconato così come il presbiterato, il matrimonio sono sacramenti della ministerialità ma la fonte che alimenta la ministerialità è soltanto nostro Signore Gesù Cristo e per questo ci ha dato il sacramento dell’eucarestia, della confessione che ci riconcilia quando la nostra vita è appesantita dal male e dal peccato. Per questo ci ha dato il battesimo e la cresima dono dello Spirito che è in noi e con noi parla e sospira e in noi da voce e forma. Ma se noi non diventiamo persone di preghiera tutto il resto è informazione, non formazione ma informazione.

Vi esorto molto semplicemente a trovare ogni giorno un tempo per la preghiera, un tempo per la lettura spirituale e non lasciatevi prendere dagli affanni perché Gesù dice cercate prima di tutto il Regno di Dio che è un regno di giustizia. In nessuna parte del Vangelo c’è scritto affannatevi per il Regno di Dio. Anzi Gesù rimprovera gli apostoli: perché vi affannate per quello che mangerete, per come vestirete?

La testimonianza più forte che noi possiamo dare è che in questo mondo affannato si può vivere con calma. Non si arriva a far tutto, non importa, è lo stesso. Dobbiamo introdurre nel mondo un elemento che abbia il profumo del Paradiso.